La fauna di via Scarpa
Questo documento descrive i vari tipi umani che è possibile incontrare nei pressi di via Scarpa, ma che si ritrovano anche in tutti i bienni di ingegneria della penisola.
Indice:
L'autore si dissocia da qualsiasi cosa abbia scritto, in effetti lui non pensa e non ha mai pensato nulla di tutto quello che leggerete, ma ha solo battuto su computer sotto la dettatura di un uccellino entrato per caso dalla finestra.
Riferimenti a persone realmente esistenti (e frequentanti il primo anno di Ingegneria Informatica alla Sapienza, canale P-Z) sono puramente casuali.
Le donne
Le donne ad ingegneria sono poche, pochissime, circa 1 per ogni 15 uomini, e si possono dividere in due gruppi principali: le ingegnere e le reginette .
L'ingegnera
L'ingegnera è la tipica ragazza acqua e sapone, timida, silenziosa, che arriva dieci minuti prima, si siede al suo solito posto e ripassa gli appunti, all'intervallo non si alza, non beve caffè ma succo di frutta, non toglie mai gli occhiali, non mette rossetto e tende a mimetizzarsi fra i libri.
L'ingegnera prende appunti e li ricopia in bella a casa, disegna i grafici con matita e righello, ha uno schema dei limiti notevoli nel portafoglio.
L'ingegnera può avere a prima vista il fascino di uno strofinaccio buttato in un angolo, ma in realtà è la ragazza che tutti sognano inconsciamente, la ragazza cantata da Vasco in "Albachiara" che cammina mangiando una mela coi libri di scuola ("...ti piace studiare: non te ne devi vergognare!"), e in sostanza è quello che passa il convento: nessuno vi ha obbligato a iscrivervi a ingegneria!
La reginetta
Entra lei ed è silenzio: tutti estasiati la guardano. Ma cosa ci fa una tale bellezza ad ingegneria? questo tutti si chiedono, e pensano "Vabbè, avrà sbagliato aula, sicuramente fa Scienze della Comunicazione o Sociologia".
E' pregiudizio comune che per riuscire ad Ingegneria una ragazza debba essere un'ingegnera ; cioè che valga l'espressione:
intelligenza * bellezza = k
dove k è fissa, ovvero che se una è bella allora non può essere anche intelligente. La reginetta dovrebbe quindi, secondo il pensiero comune, abbandonare entro i primi tre mesi. In realtà la legge è valida solo statisticamente, e la reginetta si presenta come un rara eccezione, come è stabilito dalla teoria della scelta e della necessità .
la teoria della scelta e della necessità
Questa teoria è stata intuita e formalizzata negli anni dagli ingegneri più esperti, che con grande stupore hanno visto reginette laurearsi e promettenti ingegnere abbandonare. La teoria dice che, sostanzialmente, le ingegnere fanno ingegneria per necessità, le reginette per scelta.
Infatti le ingegnere, non avendo qualità fisiche per sopravvivere in questo sporco mondo fallocratico, devono per forza imparare a fare qualcosa. Le reginette invece, potrebbero volendo fare anche Sociologia, cioè a loro basterebbe ESSERE CIO' CHE SONO invece di SAPER FARE.
Mentre l'ingegnera è rassegnata, la reginetta è motivata nello scegliere proprio ingegneria, e per questo ha più probabilità di riuscire.
Gli uomini
Gli uomini a ingegneria sono tanti, tantissimi, e si suddividono in varie classi.
La pecorella smarrita
Specie che prolifera e si estingue nelle prime due settimane di corso. La pecorella non fa che chiedere e chiedersi "che materia è questa? chi sono io? cos'è un logaritmo?" per poi un giorno sparire e andarsi a iscrivere a Lettere.
L'ingegnere
L'ingegnere non vive, funziona.
Stranamente, ingegneri non si nasce, ma si diventa: col passare dei mesi gli studenti (quelli che non abbandonano) sono sottoposti ad un processo di ingegnerizzazione . I primi sintomi sono lo scrivere data, materia e numero progressivo di pagina su ogni foglio di appunti; poi si comincia a ridere a questa roba , infine ci si compra la calcolatrice scientifica. Non sono ancora state trovate cure per il contagio.
Vestiario
Gli ingegneri hanno una divisa ufficiale: jeans blu, scarpe da ginnastica, occhiali, zainetto invicta di quando andavano alle elementari. In primavera, camicetta a righine messa dentro i jeans; in autunno e inverno maglioncino anonimo grigiotopo tinta unita.
Accessori
Il vero ingegnere si distingue in sala studio dal materiale che dispone davanti a sé. Innanzitutto, scrive solamente con la matita, più precisamente con un portamine (HB) al quale si accompagna una gomma Faber Castel professionale (l'ingegnere vuole cancellare i propri errori nel migliore modo possibile); chi scrive a penna non è un vero ingegnere.
Inoltre, egli non sottolinea il libro, ma scrive piccole note a margine (del tipo: "Ho trovato una brillante soluzione al problema dei tre corpi, ma sfortunatamente questo margine è troppo piccolo per esporla chiaramente."). Se vedete qualcuno che usa un evidenziatore, non è un vero ingegnere. (Se vedete qualcuno che ha allineati davanti a sé un evidenziatore blu, uno verde, uno giallo e uno rosa, quello è uno di Sociologia).
Importantissima, l'onnipresente calcolatrice scientifica. Non è infrequente sentire dialoghi tipo: "Guarda, la mia mi disegna il gradiente in 3d!" "Ma sulla mia posso scaricarci i giochi da internet!".
La concezione del mondo
L'ingegnere pensa che il fato gli abbia destinato un posto speciale e privilegiato nell'universo e recandosi nelle aule di via Scarpa osserva con sguardo pietoso e distaccato "i poveretti" di Scienze della Comunicazione, di Economia e Commercio e di Pedagogia. Egli è infatti convinto che il mondo sia retto da ingegneri come lui e che Dio, se esiste (l'ingegnere è agnostico), sia stato un bravissimo ingegnere nel creare il mondo.
L'Highlander
(Contribuito da Paolo)
L'Highlander e' il fuoricorso che a 30 anni deve ancora dare Economia o altro esame del biennio. Un Highlander si riconosce dai piccoli particolari significativi:
- Abito: Veste in giacca o con gilet monocromatici su pantaloni grigi (della serie: "ho appena staccato dal lavoro")
- Arriva puntuale all'inizio della lezione o in leggero ritardo e si nasconde nelle ultime file.
- Non guarda piu' le donne: in lui il processo di ingegnerizzazione e' oramai giunto a completamento, oppure la moglie lo aspetta fuori dall'aula con i figli.
- Ha uno sguargo vagamente profetico e parla come il "saggio della montagna", con tutti i giovani che lo ascoltano estasiati.
- Alterna agli appunti del corso tonnellate di schemi e pagine che costituiscono la sua tesi.
Il matematico
(Contribuito da manub)
Il matematico è colui che, uscito rigorosamente da un liceo scientifico nel quale il suo voto in matematica non era minore di 9, va ad ingegneria soltanto perchè pensa che la facoltà di matematica non produce lavoro. Fa impallidire i prof di analisi e geometria data la sua innata capacità di risolvere in men che non si dica integrali (anche doppi e tripli), matrici e spazi vettoriali. Per lui gli ostacoli degli umani in analisi sono bazzecole, come bere un bicchiere d'acqua.
Quando iniziano i corsi come fondamenti o calcolatori elettronici, il matematico si trasforma e inizia ad andare in crisi, non capire nulla, vedere il professore come un alieno che vuole distoglierlo dalla sua visione prettamente matematico-astratta del mondo.
Si incontra anno dopo anno a seguire fondamenti 1 con gli stessi problemi dell'anno scorso, mentre gli esami matematici sono stati passati con voti che vanno dal 30 in su. Ad un certo punto il matematico prende coscienza dei suoi limiti, si iscrive a matematica e si laurea con 110 e lode.
L'acher
Specie facilissima da osservare ad Ingegneria Informatica. Fin dal primo giorno egli si vanta delle sue presunte abilità informatiche. Se vorrete dargli corda vi racconterà dei programmi che scrive in Visual Basic, del suo gruppo acher "che una volta ha buttato giù ibm.com", dei canali che possiede su IRC, e del suo cugino che conosce "un modo segreto che se vuole ti fa esplodere il computer scrivendo una parola segreta mentre chatta con te".
Ignoratelo. O fategli del male. Oppure sopprimetelo.
L'hacker
Incidentalmente, a Ingegneria Informatica c'è pure chi capisce qualcosa di informatica. Gli appartenenti a questa èlite non vogliono farsi notare, si muovono silenziosi strisciando fra i banchi, hanno linguaggi inaccessibili ai più.
Ma la vera setta è costituita da quelli che hanno passatempi "pericolosi " : fra loro si riconoscono con un'occhiata e si scambiano furtivi dischetti dal contenuto crittografato.
Attenti. Sono fra voi.
L'abbonato
"Un abbonato ha sempre un posto in prima fila"
... e per conquistarlo si presenta in aula già fra le due e le tre ore prima che la lezione cominci. Appena arriva, trova l'aula vuota, entra, si siede al suo posto (prima fila centrale) e sorride soddisfatto fissando il vuoto fino all'arrivo del professore. Si dice che la notte egli dorma all'addiaccio sul marciapiede di via Scarpa, per entrare per primo appena aprono i cancelli la mattina, anche se lui ha lezione nel pomeriggio.
L'abbonato è perennemente in competizione per il territorio, infatti in un'aula modello ci sono esattamente solo due posti da "abbonati": i due della prima fila che si affacciano sul corridoio centrale. Non possono quindi esserci più di due abbonati per canale. L'abbonato cerca di mantenere il dominio sul posto a sedere con vari metodi, che vanno dallo scrivere il proprio nome sulla sedia a marcare il territorio con secrezioni glandolari.
"Vabbè, fai tanto lo spiritoso, ma tu dove ti piazzi?"
Beh, dovete ammettere che è più semplice prendere in giro un'"ingegnera" che se stessi. Comunque, ecco una buona approssimazione:
Lo scattista
E' una specie alquanto rara (per fortuna) e deve il nome alla velocità con cui alza la mano per rispondere alle domande del prof: rispondere, rispondere, rispondere per primo è per lui impulso irrefrenabile, anche se la domanda è retorica, per esempio:
prof: "Salve ragazzi come state?"
scattista: "BENE! BENE!"
Lo scattista vuole enunciare, dimostrare, farsi notare. Quando il prof chiede qualcosa, egli saltella allegramente sulla sedia, con la mano alzata, gridando "IO! IO! Lo so io!". Non importa che sappia effettivamente la risposta, lui gode non per l'esattezza di ciò che dice, ma per quei pochi momenti di silenzio in cui l'aula lo ascolta.
Terminato il suo piccolo momento di gloria, lo scattista si risiede tranquillo, felice del suo intervento, con un beato sorriso in viso, fino alla prossima domanda del prof.
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